The princess of never-ending castle – Hollow Press
The Princess of the Never-Ending Castle di Shintaro Kago non è un fumetto qualunque e questo lo avevo capito già dalla copertina che, assieme alla trama, mi avevano colpito fin da subito, tra tante sul sito di Hollow Press.

Partiamo proprio dalla copertina: una ragazza nuda, legata con delle corde come solo nelle più sfrenate fantasie sessuali. Sullo sfondo delle torri feudali medievali che ruotano attorno a quello che sembra un buco nero. Se questa è la copertina, cosa ci sarà dentro?
The Pricess of Never-Endig Castle è un’esperienza visiva che dilata i confini del medium per esplorare l’idea di mondi infiniti, piani di realtà che si moltiplicano senza sosta e narrazioni che si rifrangono all’infinito. In Italia, come dicevo, è pubblicato da Hollow Press in un’edizione che tutto sommato riesce nella resa grafica di un’opera ambiziosa (formato abbastanza ampio, stampa di qualità, e 192 pagine che sembrano espandersi lungo corridoi labirintici).
Il racconto, ho appreso online, rappresenta il primo grande fumetto “lungo” di Kago, dopo anni di opere composte principalmente da storie brevi, e una sfida (spoiler: riuscita) alle convenzioni del fumetto tradizionale.
In questa cercherò di spiegarvi non solo le pieghe della trama (che ho trovato molto articolata), ma anche il cuore del meccanismo narrativo e formale che rende quest’opera unica: una spirale di mondi paralleli in continua metamorfosi, dove l’orrore, l’assurdo e l’esperimento grafico si fondono in un’esperienza di lettura unica.
Si, ma di che parla ‘sto fumetto?
La storia prende avvio come una fiaba distorta: una principessa vive rinchiusa in un castello (di quelli di tipo feudale giapponese) apparentemente infinito: una struttura che si estende ben oltre ogni logica spaziale strutturale e che sembra contenere al suo interno interi mondi. Vedete ognuna di queste immense torri come un mondo a se stante.

Ogni piano, ogni ambiente, ogni “strato” del castello apre infatti a una nuova realtà, con leggi proprie, personaggi differenti e sviluppi narrativi che si biforcano di continuo. Quello che all’inizio appare come un racconto lineare si trasforma rapidamente in una vertiginosa successione di universi paralleli, reincarnazioni, guerre, civiltà e catastrofi, in cui la principessa diventa al tempo stesso testimone, vittima e motore del cambiamento.
Kago costruisce così una narrazione a incastro, dove ogni risposta genera nuove domande e la progressione della trama non punta alla risoluzione, ma all’espansione costante del racconto. Ogni evento è una possibile variante e genera nuove biforcazioni sia narrative che strutturali nelle torri.

Ritmo e “variabili” narrative
La gestione del ritmo è uno degli aspetti più interessanti dell’opera. Kago alterna accelerazioni improvvise a lunghi momenti di apparente stasi, in cui la ripetizione di strutture simili diventa parte integrante dell’esperienza di lettura.
La frammentazione non è mai gratuita: ogni “nuovo mondo” sembra nascere come variazione del precedente, ma con uno scarto minimo che ne altera profondamente le conseguenze. Il risultato è una lettura complessa alla quale, però, ci si abitua con lo scorrere delle pagine, familiarizzando con le dinamiche dei mondi che nascono dalla narrazione stessa. Tutto questo ed il linguaggio fumetto sono totalmente asservite alle “conseguenze” degli eventi ed il modo in cui tutto ciò è messo in scena è davvero affascinante, costringendo il lettore ad abbandonare qualsiasi aspettativa di linearità o progressione classica.

La dimensione metanarrativa
Al di sotto della trama e delle sue continue biforcazioni, The Princess of the Never-Ending Castle è anche una riflessione sul racconto stesso e sulla sua natura potenzialmente infinita, specialmente del media fumetto.
Il castello diventa una metafora evidente della narrazione seriale e delle possibilità illimitate del fumetto come linguaggio: ogni piano è una storia, ogni porta un “what if”, ogni ripartenza una riscrittura delle regole.
Kago gioca apertamente con l’idea di autore, lettore e personaggio intrappolati nello stesso meccanismo, suggerendo che l’unica vera conclusione possibile sia l’impossibilità di concludere.

La bellezza del lato grafico
Dal punto di vista visivo, l’albo è un’esplosione di inventiva e rigore allo stesso tempo. Il tratto di Kago, apparentemente pulito e controllato, viene continuamente messo al servizio di soluzioni compositive estreme: splash page vertiginose, griglie che si deformano, ripetizioni ossessive di schemi grafici che amplificano la sensazione di moltiplicazione infinita.
La messa in scena più che accompagnare semplicemente la storia ne è parte strutturale, trasformando la pagina in un ulteriore “livello” del castello. È un fumetto che si legge con gli occhi tanto quanto con la testa, e che trova nella forma il suo vero campo di sperimentazione.

Conclusioni
Leggere questo manga per me è stata una vera e propria sfida: dal genere su cui non ero per niente a mio agio, al linguaggio volutamente ricercato e fuori dagli schemi fino alla lingua (il volume è in inglese e ha richiesto, almeno al sottoscritto, un livello ancora maggiore di attenzione).
Al di la di questo insieme di fattori, posso dire senza esitazioni che la lettura di The Princess of the Never-Ending Castle è stata un’esperienza eccezionale, unica nel suo genere, capace di mostrare i “muscoli” che il media fumetto può avere. Una narrazione fuori dalle righe, distopica, contorta, a tratti ossessiva e con contenuti sessuali davvero forti.
Insomma non pane per tutti i denti ma nutrimento per palati fini ed esigenti. Consigliato ma a patto che sappiate di perdervi tra le pagine e la mente di Kago.