Il teschio venuto dalla Svezia

Pubblicato in Italia da Panini Comics, Il teschio venuto dalla Svezia è un interessantissimo fumetto scritto e disegnato da Daria Schmitt, vincitore del Grand Prix Artémisia 2026. Il volume, uscito in Italia ad aprile 2026, è un’opera gotica e filosofica che intreccia la storia del teschio di Cartesio e al nostro rapporto con la biodiversità.

Il viaggio, dopo la morte, di Cartesio

La trama immagina un surreale dialogo tra il cranio del celebre filosofo francese (la cui vera autenticità è da secoli al centro di affascinanti misteri) e gli scheletri esposti all’interno della Galleria di Paleontologia e Anatomia Comparata. Il fumetto unisce il rigore scientifico e storico all’ironia, ripercorrendo le bizzarre peripezie che i resti di Cartesio avrebbero affrontato nei secoli dopo la sua morte in Svezia.

Molto più di una curiosità storica

Il vero fascino del fumetto, tuttavia, non risiede soltanto nella ricostruzione delle vicende postume di Cartesio. Daria Schmitt trasforma quel mistero in una riflessione sul rapporto tra l’essere umano e il resto del mondo vivente.

Il presunto cranio del filosofo, catalogato come un semplice reperto museale, inizia infatti a interrogarsi sulla propria autenticità: sono davvero Cartesio? Se non esiste una prova definitiva, cosa resta dell’individuo? Il dubbio, strumento centrale della filosofia cartesiana, si ribalta così contro il suo stesso autore e diventa un dubbio esistenziale, quasi tragico.

Attorno a lui si anima un coro di scheletri, fossili e creature estinte custodite nelle sale del museo. Le conversazioni con questi “vicini di teca” permettono all’autrice di intrecciare filosofia, paleontologia e storia delle scienze naturali, mettendo progressivamente in discussione l’idea dell’uomo come dominatore della natura.

Cartesio passa dall’essere il più grande pensatore separato dal mondo animale, ad un semplice osso tra gli altri, un “oggetto” come tanti altri, perso nelle pieghe del tempo.

Un bianco e nero spettacolare

Dal punto di vista visivo, Il teschio venuto dalla Svezia passerà agli annali per la straordinaria eleganza del tratto. Schmitt costruisce tavole dense di tratteggi, ombre e architetture monumentali, creando un’atmosfera gotica che richiama tanto i bestiari antichi quanto certe suggestioni del weird contemporaneo (quasi in continuity con il  Bestiario del Crepuscolo, che l’autrice alsaziana aveva dedicato alla figura di H.P.Lovecraft).

Il bianco e nero non è mai povero o statico: ogni pagina sembra scolpita, con una cura quasi maniacale per le texture e per la composizione delle masse, con la presenza quasi fissa di geometrie e divisione degli spazi che rendono ogni tavola una vera e propria opera d’arte.

Una ventata di freschezza

Il teschio venuto dalla Svezia è un’opera insolita nel panorama fumettistico recente. Erudita ma accessibile, ironica ma inquieta, capace di trasformare un enigma storico in una meditazione attuale sul posto dell’uomo all’interno della biodiversità e sulla coesistenza sul pianeta con le altre specie animali.

Un fumetto che parte da un teschio e finisce per parlare di tutti noi, in una maniera mai provata prima. Un volume da recuperare e conservare tra i più preziosi della libreria.

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