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Ti cerco, di Britta Teckentrup

Dopo Il mondo è rosso e Abbi coraggio!, dedicati alla rabbia e alla paura, Britta Teckentrup torna a dare forma a un’emozione difficile da raccontare ai più piccoli: la solitudine. Lo fa come sa fare lei, con una voce calma, testi in rima e quella sensibilità che rende i suoi albi riconoscibili a colpo d’occhio.

Il ritmo della narrazione è lento, ed è la sua forza: lascia al bambino il tempo di stare dentro la pagina, di guardare, di sentire. È perfetto per l’età a cui il libro è rivolto, i 4 anni in su. A sorpresa, però, è stato apprezzato anche da mia figlia, che di anni ne ha poco più di due: le rime e le immagini bastano a catturarla, anche senza cogliere tutto il significato.

Le illustrazioni sono, come sempre, straordinarie. I toni sono un po’ cupi, ma è una cifra tipica dell’autrice e qui è del tutto coerente con il tema. Quello che mi ha colpito di più sono le doppie splash page, che lasciano attorno al protagonista enormi spazi vuoti. Sono spazi che aiutano a pensare, a convivere con la solitudine e con se stessi. Il protagonista è un’isola, e noi lettori lo siamo con lui.

Poi, pagina dopo pagina, compaiono altre isole: altri bambini, rappresentati da altri animali. È in questo passaggio che il libro dice la sua cosa più importante: farsi aiutare, lasciare entrare gli altri nella propria comfort zone, può essere la soluzione. Senza prediche e senza morale esplicita, lo fa con la sola forza delle immagini, e poche parole.

Lo consiglio, e lo consiglio anche agli adulti che lo leggeranno ai bambini. Ti cerco può accompagnare una delle fasi evolutive più delicate dell’infanzia, quella in cui il bambino prende coscienza del proprio io e scopre di non essere una cosa sola con i genitori, ma un’isola a sé. Dà un nome a quella sensazione, la normalizza e lascia intravedere una via d’uscita. Un libro da leggere insieme, da riprendere più volte e da lasciare aperto sul tavolo, perché sia il bambino a tornarci quando ne ha bisogno.

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