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Lo sport che ci piace

Amici sportivi e non bentornati! Oggi parleremo di un albo illustrato appartenente al novero di “Settenove”: “Lo sport che ci piace”.

Sinossi

“Lo sport è ovunque: a scuola, in città, in televisione, sul web.
Anche la famiglia di Carla è appassionata di sport ma a lei non piace. Non ha alcuna voglia di fare sport.

Un giorno però a scuola viene invitato Yusuf, un esperto di sport, che apre una discussione in cui ciascuno può esprimere ciò che gli piace o non gli piace dell’educazione fisica, con l’obiettivo di mostrare i lati più belli e divertenti dello sport: gioco, divertimento, amicizia. C’è chi trova imbarazzante essere scelti per ultimi nei giochi di squadra, chi odia doversi cambiare davanti agli altri, chi vorrebbe provare uno sport che viene considerato ridicolo e poi chi odia perdere e non può farci niente. Tutte le emozioni sono legittime. Va bene essere felici per una vittoria, ma va bene anche essere arrabbiati e delusi quando le cose non vanno come speriamo, nello sport e anche nella vita.

Nel corso della storia i bambini e le bambine sperimenteranno nuovi sport, ne inventeranno altri, svilupperanno insieme delle regole e riusciranno a sentirsi a proprio agio. Durante il loro gioco, capiranno che la correttezza, l’uguaglianza e lo spirito di squadra sono importanti, tanto quanto correre e saltare. Perché lo sport deve essere soprattutto divertente e rispettoso.”

L’albo è frutto delle menti di Liese Macher e Vale Weber con illustrazioni di Anna Horak, il tutto sotto il patrocinio editoriale di “Settenove”.

Fischio di inizio!

Lo sport ormai è parte integrante della nostra vita, che lo si pratichi o meno è argomento comune e non passa giornata senza sentirne parlare.

Nonostante questa forte presenza risulta sempre più difficile, soprattutto nell’universo scuola, riuscire ad appassionare le giovani leve a praticare qualche attività motoria degna di questo nome.

Tra strutture, svogliatezza ed altri fattori negativi si preferisce uno schermo al movimento; cosa assurda se pensiamo che siamo fatti per muoverci!

Gli autori di questo fantastico illustrato offrono, attraverso un mosaico di prospettive, un forte stimolo volto a spronare e motivare grandi e piccini a mettersi in gioco con lo sport.

La partita comincia nella classe di Carla, dove ogni studente ha un personale ostacolo con lo sport: dall’imbarazzo negli spogliatoi alla difficoltà di accettare le regole, passando per la frustrazione di essere scelti per ultimi o per il semplice disinteresse verso l’attività motoria.

In questa storia ad incuriosire e “sbloccare” i giovani studenti è Yusuf, esperto di sport chiamato dalla scuola per portare avanti un progetto innovativo: far comprendere l’importanza dello sport nella vita dell’essere umano.

Con un fare coinvolgente, spirito di iniziativa e grandi doti comunicative, questo ultimo, riesce a coinvolgere tutta la classe portandoli ad avere consapevolezza dell’importanza del movimento e di tutto ciò che vi gira intorno: le regole, lo spirito di squadra, la vittoria, la sconfitta e tanto altro.

Come un pugno gentile questa opera riesce ad infrangere i muri degli stereotipi culturali, di genere e di razza con un fare delicato ma di grande impatto.

Disegni e formato

Il comparto grafico è affidato ad Anna Horak che con un tratto morbido e leggero riesce a catturare l’attenzione del lettore.

La scelta delle tonalità pastello comunica un forte senso di accoglienza e calore che amplifica il bellissimo messaggio degli autori.

Nulla di nuovo sul fronte editoriale: il formato (22×27,8 cm) e l’ottima fattura del volume ribadiscono ancora una volta la dedizione con cui “Settenove” cura delle sue pubblicazioni.

Triplice fischio!

Giunti al termine di questo “incontro” è cosa buona e giusta tirare le somme. Da allenatore di pallavolo con qualche anno di esperienza, posso affermare in maniera convinta che questo albo meriti l’ingresso nelle classi scolastiche, nelle case e nelle società sportive come spunto di riflessione e fonte di ispirazione.

In un società dove si glorifica il successo e si mortifica l’insuccesso quello che realmente sfugge è che l’accettazione del fallimento come un gradino della scala che porta al miglioramento.

Come già detto da tanti grandi allenatore, Julio Velasco (giusto per citarne uno!), non bisogna mai dimenticare che a prescindere dalla categoria in cui si gareggia alla base dello sport deve esserci il DIVERTIMENTO!

Saper accettare la sconfitta, saper accettare le diversità, gli imprevisti, le regole, il gioco di squadra ed il rispetto per l’avversario non è solo relativo allo sport: fa parte della vita.

La Macher e la Weber, coadiuvate dalla Horak riescono con una semplicità disarmante a servire un assist allo scopo sopradescritto sottolineando l’importanza dello sport.

Sulla base di questo amo definire lo sport in tutte le sue forme come una “palestra di vita” dove allenarsi alle sfide che il mondo ci riserva.

Un abbraccio “Senza Cera”

J-Crow

DANGER! Spoiler zone!

Senza voler rovinare la sorpresa della prima lettura, non potevo esimermi da questa breve “spoiler zone” con il principale intento di complimentarmi con tutto lo staff che ha lavorato a questa bellissima opera.

Il vero valore di questo libro illustrato risiede nella sua sorprendete capacità di abbattere stereotipi e pregiudizi, restituendo a ogni diversità la sua più autentica dimensione: quella della normalità.

Tra le pagine ci imbattiamo in un padre impegnato nelle faccende domestiche, in un bambino con una protesi alla gamba, in un piccolo ballerino o in una bambina con la passione per il basket e tanto altro.

Tutte situazioni reali che ancora oggi agli occhi di molti sembrano stranezze in quanto distanti dal nostro immaginario collettivo.

Sarebbe un’ipocrisia raccontarsi che ciò che differisce dai nostri canoni venga sempre accettato: la realtà ci dimostra che spesso non è così, sebbene a volte non si abbia la consapevolezza di ciò.

Esiste tuttora una certa resistenza nel relazionarsi con chi è percepito come ‘diverso’ sul piano fisico, culturale o intellettivo. Nei bambini tale limite è spesso frutto di un esempio che deriva dagli adulti; è pertanto fondamentale per noi adulti dare il giusto esempio aiutandoci attraverso mezzi come “Lo sport che ci piace”.

Pertanto Amici di Pennadicorvo, prendiamo spunto da questo albo illustrato e cerchiamo di rendere questo campo da gioco chiamo vita un ambiente migliore!

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