Pennadicorvo incontra Max Iacobelli

Diamo il benvenuto su Pennadicorvo a Max Iacobelli che ci ha raccontato un po’ della sua carriera e delle sue ispirazioni, qualche anticipazione su cosa ha in cantiere e alcune curiosità su Ginger & Cinnamon e sul suo approdo a Cityland Comics!

Ripensando ai tuoi primi passi nel mondo del fumetto, qual è stato il momento in cui hai capito che raccontare storie sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice passione?

Racconto storie a fumetti da tempo, al liceo disegnai una storia in cui la mia classe si scagliava contro la minaccia della professoressa di lettere. Ricordo un professore in particolare che continuava a ripetermi che avevo sbagliato scuola… Frequentavo un tecnico industriale, forse aveva ragione.
E’ stato con l’avvento dei social (instagram in particolare) e conoscendo altri artisti come me che iniziai a far uscire quello che fino a qualche giorno prima rimaneva tra le mura di casa mia, o della mia classe.
Da lì, conoscenze, idee, progetti comuni, mi hanno portato a studiare e investire energie per rendere più “professionale” quello che prima era soltanto una passione.

Il tuo stile riesce a mescolare leggerezza, ironia e riflessioni profonde. È una caratteristica che hai sviluppato nel tempo o è sempre stata parte del tuo modo di raccontare?

Mi fa piacere che venga visto come tale, perché è esattamente quello che vorrei.
Diciamo che è stato un percorso che si è evoluto dentro di me in modo molto naturale, forse crescendo/invecchiando.
Già dalla mia prima autoproduzione PAGE NOT FOUND, titolo davvero scanzonato e senza pretese, ho sentito la necessità di inserire una critica sociale piuttosto velata che con le produzioni successive ho avuto l’esigenza di “centralizzare”, senza mai però abbandonare la semplicità, e l’ironia.
Ora come ora per me è fondamentale trovare un contesto realistico e attuale nelle storie che scrivo.

Ogni autore evolve con il passare degli anni. Guardando i tuoi lavori, quale pensi sia stato il cambiamento più importante, sia dal punto di vista artistico che narrativo?

La mia evoluzione più grande, è stata quella di abbandonare il mio personaggio, il Max che tutti abbiamo conosciuto nelle vignette, e nei primi fumetti pubblicati.
E’ stato il personaggio che mi ha fatto conoscere su instagram, ma ho sentito l’esigenza di andare avanti, avevo molta a mollarlo, quindi scrissi Ginger & Cinnamon…
Utilizzare Max solo per metà storia mi ha permesso di iniziare a sganciarmi da lui e successivamente ad alzare il livello qualitativo delle mie storie.

Ginger e Cinnamon si presenta come un fantasy dalle atmosfere steampunk, ma ben presto dimostra di voler raccontare molto più di una semplice avventura. Quando hai iniziato a sviluppare questa storia, qual era l’idea che volevi trasmettere ai lettori?

Sono un grande fan dei film con plot twist belli potenti; il sesto senso, the others, giusto per citarne alcuni. Volevo lasciare al lettore quella sensazione di alienazione, e sono partito da questo: “E se ci trovassimo in un sogno?”
Chiaramente la scrittura si è evoluta moltissimo da quel primordiale pensiero, ma una cosa che ricordo benissimo è che inizialmente volevo rivelare la verità solo a storia quasi conclusa, mi sarebbe piaciuto molto.
Altra cosa che mi premeva raccontare erano i problemi dei protagonisti, che all’inizio dovevano sembrare grandi, guadagnare soldi per la spada migliore ad esempio, poi…Chi ha letto lo sa.
Affrontare temi così pesanti mi piace.

Nella presentazione del volume si legge una frase molto curiosa: “Nessuno mi aveva mai detto che non si potesse fare, quindi io l’ho fatto.” Quanto rappresenta il tuo modo di vivere il fumetto e la creatività?

Speravo passasse inosservata questa frase. Diciamo che riassume il mio non essere molto avvezzo a progettare qualcosa. Spesso mi ritrovo a mischiare davvero tante, troppe idee, in qualcosa che potenzialmente potrebbe non funzionare.
Quindi pago lo scotto per la poca progettualità, e devo cercare di trasformare un minestrone in qualcosa di più strutturato e che abbia senso… A volte ci riesco anche!

Il volume affronta temi molto attuali attraverso sarcasmo e ironia. Pensi che il fumetto abbia una forza particolare nel far riflettere il lettore senza risultare mai pesante?

Esattamente. Penso che il fumetto, come ogni altro media artistico, abbia i suoi punti di forza e debolezze. Poter raccontare un tema piuttosto serio o duro, senza imbrigliarsi in qualcosa di pesante, e anzi ironico, è un pregio che il fumetto più di altri media può permettersi.

Ginger e Cinnamon combattono battaglie molto diverse da quelle che il lettore si aspetta inizialmente. Quanto è stato importante costruire personaggi che, prima ancora di essere eroi, fossero persone credibili?

Alla base del mio progetto c’era la sofferenza, avevo bisogno di due personaggi che se ne portassero dietro un bagaglio bello corposo.
Se Cinnamon è costruito sul mio Max e quindi sulle mie problematiche di sociopatia (seppur molto più marcate nel fumetto) con Ginger ho voluto scrivere un personaggio che toccasse da vicino la morte… Molti lettori hanno pensato fosse tratto da una storia vera: Non, non lo è.

L’ambientazione steampunk è ricca di dettagli e personalità. Da quali influenze artistiche o culturali hai preso ispirazione per costruire questo mondo?

Per me è stata una bella sfida studiare questo stile, che ho sempre adorato.
Diciamo che le mie influenze derivano perlopiù dai videogiochi, Final Fantasy 6 in primis, ma anche Bioshock e alla lontana Bloodborne.
Per il vestiario (la parte secondo me più difficile) ho scaricato diversi volumi di scenografia e cosplay. Mi ritengo soddisfatto!

Come è nata la collaborazione con Cityland Comix? Cosa ti ha convinto che fosse la casa editrice giusta per dare vita a Ginger e Cinnamon?

L’avventura con Cityland Comics nasce durante la progettazione di Nobody Likes Prepotenza, avevo già intrapreso la via delle tematiche sociali e Ginger & Cinnamon era nella mia testa da un po. Con le prime soddisfazioni di Nobody Likes Prepotenza mi sono lanciato nella scrittura della storia e l’ho proposta immediatamente. Cityland comics è stata la casa editrice genuina e propositiva di cui avevo bisogno in quel momento.

C’è una tavola, una scena o un dialogo del volume a cui sei particolarmente legato e che, secondo te, rappresenta al meglio l’essenza dell’opera?

Si. C’è il momento esatto in cui Max incontra la vera Ginger, quella scena è stata molto faticosa; Da una parte volevo che il lettore percepisse la rabbia di lei, dall’altra volevo dimostrare l’ingenuità e la goffagine di un Max che non sapeva assolutamente come approcciarsi a quella situazione. Tuttora penso sia tra le parti più riuscite della storia.

Oggi il panorama del fumetto italiano è in continua evoluzione. Da autore, quali pensi siano le opportunità e le sfide più grandi per chi vuole raccontare storie originali?

Domanda difficile.
Ad oggi ho capito che la vera difficoltà per un autore non è tanto portare in campo un prodotto valido, ma trovare il modo di proporlo nel modo giusto prima che il Signor Editore di turno si volti dall’altra parte.
Purtroppo le storie originali non sempre pagano, soprattutto se sei un autore non conosciutissimo, diciamo che in media si preferisce andare sul sicuro.

Chiudiamo guardando al futuro: stai già lavorando a nuovi progetti? Possiamo aspettarci un ritorno nell’universo di Ginger e Cinnamon oppure hai voglia di esplorare mondi completamente nuovi?

Certo che sto lavorando a nuovi progetti, mica me ne sto con le mani in mano. Ahah!
Per ora ho in uscita due nuovi volumi per l’anno prossimo, non completamente miei, e in progettazione altre due storie, una delle quali… Proprio nell’universo di Ginger & Cinnamon.
Non vi dirò altro a riguardo, anzi, incrociate le dita per me!

In attesa di leggere altro dall’universo di Ginger & Cinnamon e di vedere tutti i suoi progetti futuri, ringraziamo ancora Max per il tempo che ci ha dedicato e per le interessantissime cose che ci ha raccontato, e…. come ci ha chiesto, incrociamo le dita per lui!

Alla prossima…

Pat76 (IG: patperfetti

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