Obsession: attento a cosa desideri!

La locandina del film.

Diretto dall’esordiente Curry Barker, Obsession uscirà nelle sale italiane il 14 maggio.

È stato presentato in prima mondiale e con grande successo nella sezione Midnight Madness del Toronto International Film Festival 2025. Scritto dallo stesso Barker, noto anche per il canale YouTubeThat’s a Bad Idea” e per il corto Milk & Serial, Obsession sembra confermare una certa tendenza dell’horror contemporaneo a riflettere sulle dinamiche amorose e di coppia, facendo seguito da questo punto di vista a film come Together e Keeper (ma, da certi punti di vista, anche a Companion).

La storia del film è infatti quella di Bear (Michael Johnston) un ragazzo timido e introverso da sempre innamorato della collega e amica Nikki (Inde Navarrette) che, come ultimo tentativo di conquistarla, si decide a usare una specie di giocattolo kitch degli anni ’60, il “Salice dei desideri”, che promette di realizzare il desiderio più sincero e profondo di chi ne fa uso.

Tutto inizialmente sembra andare bene, perché Nikki si ritrova improvvisamente innamorata del protagonista: i problemi iniziano (presto) quando l’amore di Nikki per Bear si tramuta rapidamente in una passione totalizzate che la rende sempre più instabile, inquietante e pericolosa.

La “friend zone” non è l’incubo peggiore

Obsession è un thriller ben realizzato che scivola mano mano che il film procede verso il genere (body) horror. Nonostante l’assenza di un budget elevato (appena un milione di dollari che per un film, sembrerà strano, non è molto!) e di particolari effetti speciali e digitali, l’opera riesce nell’intento di generare nello spettatore una crescente ansia.

Il protagonista osservato dal suo amato “incubo”

La storia e l’ambientazione sembrano ricalcare inizialmente la classica commedia romantica adolescenziale americana. In una non meglio precisata cittadina degli States, vive Bear che è lo stereotipo dello sfigato: veste male, fa un lavoro modesto, guida una vecchia auto, ma soprattutto è timido ed introverso e per i tempi che corrono tale caratteristica è quasi una colpa.

Per di più il gatto del protagonista muore accidentalmente, con un flashforward che fa capire subito che di romanticismo in questo film non ne vedremo. Bear, nomen omen, confida al suo migliore amico Ian di essere innamorato della collega Nikki, ma non si decide mai a rivelarle i suoi sentimenti. Sa, in cuor suo, che Nikki lo vede solo come un amico.

Qui entra in scena l’elemento soprannaturale, che non fa paura, non è un demone né una creatura spaventosa ma un semplice bastoncino, innocuo in apparenza, che Bear spezza desiderando che Nikki lo ami più di chiunque altro. In Obsession, a differenza di altri horror, le decisioni più terribili non nascono dalla malvagità ma dalla disperazione. Bear non è uno stregone, non è un villain è solo qualcuno che ha scelto la scorciatoia sbagliata verso qualcosa di legittimo. Vuole essere amato. Il film trasforma questo bisogno in orrore e il risultato è più disturbante di qualsiasi “mostro”.

“Ops… mi sa che sono pazza!”

Il desiderio di Bear si avvera e tutto sembra procedere per il meglio. Tuttavia l’amore di quest’ultimo comincia a manifestare un comportamento sempre più strano ed inquietante.

Il personaggio di Nikki si evolve per strati. Comincia come un ritratto realistico di una giovane donna: vivace, fragile, riconoscibile. Poi qualcosa cambia. Non tutto in una volta, sarebbe troppo facile, cambia per gradi quasi impercettibilmente: uno sguardo che dura un secondo di troppo, una variazione di tono appena fuori registro, un sorriso disturbante che ti gela.

È una metamorfosi costruita con precisione e funziona bene proprio perché non si annuncia mai. Non c’è una scena spartiacque in cui Nikki diventa qualcos’altro. C’è un’evoluzione continua. Ci sono momenti in cui fa paura e momenti in cui fa sinceramente pena, talvolta nella stessa scena.

I jumpscare ci sono, ma dosati ed utilizzati nel modo giusto e quasi mai preannunciati ed anche il sangue in stile splatter non manca, sia pure nella maniera più opportuna ed efficace.

Il bastoncino che regalerà un incubo.

Il comportamento della ragazza mette in scena tutti quei cliché tipici di una relazione tossica, estremizzandoli: urla, pianti isterici, omicidi e minacce di suicidio diventano all’ordine del giorno. Il tutto, però, è condito con una sana dose di autoironia, peculiare di una coppia che è un capolavoro di squilibrio: lei ossessionata e dipendente, lui terrorizzato e spaesato. Nikki diventa così metafora di chi, in una relazione, scambia l’amore per un compito: soddisfare il proprio partner.

La devozione si trasforma in schiavitù, ogni accortezza diventa parte di un protocollo e l’identità personale sbiadisce fino a ridursi a eco dei bisogni e dei desideri altrui. Ed ecco che il consenso cessa di essere una scelta rinnovata ogni giorno e diventa accettazione passiva, una rinuncia silenziosa.

Bear, dall’altra parte, subisce un’evoluzione molto più complessa, senza servirsi di un innesco soprannaturale, il che rende il tutto ancora più terribilmente realistico. Nella prima parte della pellicola non ha vere e proprie colpe: agisce inconsapevolmente, senza sapere che, una volta spezzato il bastoncino, ciò che desiderava si sarebbe realizzato davvero.

Lo sguardo di chi sa di averla fatta grossa.

Quando i comportamenti di Nikki diventano eccessivamente bizzarri e angoscianti, il nostro sfigato preferito decide di chiamare il numero che trova dietro la confezione contenente l’oggetto mistico. L’operatore con cui parla, dopo avergli comunicato che i desideri ormai espressi non possono essere annullati, gli rivela una verità che Bear non vedeva — o che forse non voleva vedere: amare qualcuno significa anche prendersene cura. Ma, a questo punto, la pellicola si fa ancora più enigmatica.

Nikki, infatti, diventa un corpo, un involucro che ospita due personalità: l’originale e quella programmata per amare Bear. Quest’ultimo dovrà quindi prendersi cura della ragazza di cui era innamorato o di un automa sentimentale? Da qui, l’immagine di lui si deteriora irreversibilmente.

Infatti, quando viene messo di fronte alla sofferenza di Nikki, che in un momento di lucidità gli chiede di porre fine alla sua vita, lui si volta, come se non volesse affrontare il problema, poiché ciò implicherebbe ammettere che la relazione non è mai stata genuina. La richiesta di Nikki mette in scena un dilemma con cui chiunque abbia vissuto un legame sentimentale si è scontrato almeno una volta: fino a che punto siamo disposti a sacrificare la libertà altrui pur di nutrire l’illusione di un amore?

Quando qualcuno è dipendente da noi, il confine tra cura e possesso diventa spaventosamente sottile. Bear è spaventato ma, allo stesso tempo, troppo egoista per misurarsi con il possibile rifiuto di Nikki, anche a costo di mantenerla in catene.

Nel finale, che non vi sveliamo, Bear proverà a riscattarsi ma per lui più di altri vale il detto “a mali estremi…estremi rimedi!”.

Il trailer del film.

Obsession, 2025. Drammatico, thriller. Di Curry Barker. Con Michael Johnston, Inde Navarrette, Cooper Tomlinson, Megan Lawless, Andy Richter. Disponibile al cinema dal 15 maggio 2026.

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