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Il MIA riporta Via Veneto al centro della scena internazionale


Io ho inventato una via Veneto inesistente, dilatandola e deformandola con la libertà della fantasia nella dimensione di un grande affresco allegorico […] il fatto è che via Veneto, come contraccolpo alla Dolce vita, si è trasformata, ha fatto uno sforzo violento per adeguarsi all’immagine che io ne avevo dato nel film. I fotografi si sono moltiplicati a tutti gli angoli, i cazzottaggi sono passati all’ordine del giorno, le stelline in cerca di pubblicità hanno cominciato a circolare in camicia da notte o a entrare nei caffè a cavallo. Il film era già arrivato alle visioni di periferia e io aprivo ancora i giornali, al mattino, con un certo batticuore, quasi un assurdo rimorso. Mi chiedevo: chissà che cosa ha combinato ieri sera via Veneto per accontentare i nostalgici della Dolce vita?  – Cfr. «L’Europeo», 8 luglio 1962, cit. in E. Grippa, A. Magistà, Dalla Dolce vita alla “Dolce vita”: un sistema circolare, in F. Muzzarelli, Gossip. Moda e modi del voyeurismo contemporaneo, BUP, Bologna 2010, pp. 65.

Almeno per un po’, anche l’Italia ha avuto i suoi cinque minuti di gloria. Via Veneto è stata il palcoscenico di un mondo mitologico che aveva fatto di Roma una capitale, fra le luci, i flash dei paparazzi e la certezza, forse irripetibile, di essere al centro della scena internazionale. Poi è semplicemente implosa come la messa in scena felliniana – nel tentativo di sopravvivere al monumento di un immaginario (A. Minuz, Viaggio al termine dell’Italia, Fellini Politico, Rubettino, s.l., 2012, p.98) – e di chi, il cinema Italiano non ricorda nemmeno che sembianze mostruose abbia.

«Vogliamo riportare Via Veneto al centro del mondo Internazionale», ricreare una città viva – come Roma – «nei marciapiedi e non solo nei distretti privati», ha dichiarato il Sottosegretario di Stato (Ministero della Cultura) Lucia Borgonzoni, durante la 12^ Edizione Stampa dedicata al MIA (Mercato Internazionale Audiovisivo). «L’Italia vince sempre», sottolinea. Ma ne siamo proprio sicuri? Negli ultimi anni il mercato cinematografico italiano non ha registrato una caduta lineare degli incassi, quanto piuttosto una fase di stagnazione: nel 2025 il box office è rimasto sostanzialmente stabile, mentre le presenze sono diminuite. Il cinema italiano ha recuperato una quota significativa del mercato, la più alta dal 2016, ma il risultato appare concentrato attorno a pochi titoli-evento. Più che di una rinascita diffusa, è quindi opportuno parlare di una visibilità intermittente: un sistema capace di mobilitare il pubblico in occasioni eccezionali, ma ancora fragile nella continuità produttiva, distributiva e culturale. Che la periferia dell’Italia non sia una debolezza unica come accade per gli altri paesi europei è assodato, ma la sua dimensione contenuta nel mercato predispone ad una marginalizzazione nel settore distributivo, non compatibile e soprattutto non confrontabile rispetto ai competitor europei e, in particolar modo, quelli americani. Se da una parte la libera concorrenza rimane l’elemento trainante delle dinamiche finanziarie, nel corso degli anni l’Europa ha posto dei limiti e degli obblighi sui contenuti, per cercare di arginare il massimo scarto presente all’interno del mercato e tradurlo in quote di investimento. Quote che fanno riferimento alla direttiva europea del 1989 che norma l’obbligo promozione delle opere europee dichiarando, come ultima istanza, di dover inserire nei servizi media opere di carattere europeo provvedendo così, alla preservazione dei più deboli – fra cui l’Italia. Un obbligo che nasce nel 1984 grazie alla Francia, che ha visto sottrarre il così detto “valore culturale” dal libero commercio. In forza di questo principio l’Unione Europea, ha individuato dei criteri specifici che definissero il concetto stesso di cultura. Una dinamica che propone obbiettivi di natura simbolico-culturale che vede dunque l’esportazione estera delle proprie opere come una possibilità di diffusione della «cultura stessa del paese produttore, i suoi valori e le sue visioni in merito a determinati temi».

Un principio di eccedenza cultura che la stessa Borgonzoni ricorda: l’audiovisivo è «un settore di cultura per il nostro paese ma anche di crescita, occupazione giovanile ed è importante accompagnarlo e supportarlo». Parole puntuali che fanno ben sperare ad una trasformazione tutta all’Italiana ma che si è tradotta negli ultimi anni, in carenza di fondi da investire per la nostra amata “cultura” italiana. Il direttore generale dell’Audiovisivo, Giorgio Brugnoni, a questo riguardo, sostiene che la stessa Direzione sia impegnata a definire e sostenere la posizione italiana nelle politiche europee del futuro, al fianco della Francia, con la quale l’Italia ha appena firmato un patto di cooperazione, con l’obiettivo di sostenere la creazione indipendente di contenuti, promuovere la diversità culturale, ampliare il pubblico e sviluppare posizioni strategiche comuni in ambito europeo. Brugnoni auspica ad una convergenza in favore di sfide e obbiettivi comuni, come la difesa dell’identità culturale per declinare il prossimo futuro – affinché «La Dolce Vita sia riportata al centro dell’Europa».Ricordiamo però l’abbassamento delle produzioni italiane nel 2025, e le proteste delle categorie di settore che auspicavano a una riforma e uno sblocco del «tax credit, contributi selettivi e contributi automatici», così che, «per ogni euro investito nel settore cine-audiovisivo se ne creassero 3,54 in tutta l’economia italiana, a fronte della contrazione del mercato e del blocco dei fondi pubblici, molte produzioni italiane sono state sospese o rinviate» (C. Ugolini, L’industria audiovisiva lancia l’allarme: “Il cinema si sta fermando. Serve il sostegno pubblico”, in «La Repubblica», 5 aprile 2024). La mancanza di approvazione dei decreti attuativi per la riforma, seguita da ritardi produttivi, ha creato inoltre spopolamento delle produzioni straniere. Ed è ciò da cui si vuole ripartire: «Il MIA è un momento nel quale ci si riunisce per immaginare il prodotto che sarà […] Noi abbiamo in questo paese un vantaggio. Molti hanno piacere a venire a lavorare qui, oltre che per il tax credit, e noi dobbiamo sfruttare questo» dichiara Alessandro Onorato, Presidente di ANICA. Lo stesso afferma: «Abbiamo cercato di immaginare come, in questi 12 anni, il settore chiedesse di modificare il formato», o perlopiù il modo in cui il cinema Italiano si presenta nel contesto Internazionale, o per meglio dire, nelle vie cittadine. La conferenza stampa ha portato alla luce numerosi punti critici ma altrettanti punti di svolta e innovazione, a partire da Via Veneto, per l’appunto dalle strade italiane, e sarà proprio l’Italia cittadina ad essere coinvolta e non più esclusa dal reparto tecnico, come accaduto in precedenza. Chiara Sbarigia, Presidente dell’ APA (Associazione Produttori Audiovisivi) conferma la svolta della 12^Edizione: il MIA «è un mercato non solo delle idee ma anche degli incontri». Una strada unica presa in Europa. «Poiché il nostro mondo vive di simboli, perché non farlo nel simbolo de La dolce vita?» – afferma il Presidente dell’ANICA. Per l’evento, saranno organizzati vare attività in ogni singolo distretto, ricreando un momento unico che riporti Roma al centro del mercato Internazionale.

Dunque, il programma della 12^ Edizione ha come protagonista la città: una vera e propria piattaforma globale.

Gaia Tridente, Direttrice MIA

Con oltre 630 progetti iscritti alle selezioni, provenienti da 83 Paesi, e un incremento del 26% rispetto allo scorso anno, anche grazie a una revisione editoriale del programma, il MIA si prepara alla sua dodicesima edizione con l’ambizione di rafforzare il proprio ruolo di piattaforma internazionale per l’industria audiovisiva. La direttrice Gaia Tridente ha illustrato le principali direttrici del nuovo corso, ribadendo la volontà di rimettere al centro il valore del contenuto e di leggere le trasformazioni del mercato alla luce delle attuali esigenze industriali. Un’impostazione che si riflette anche nella struttura del programma editoriale, pensato per approfondire in maniera più verticale le questioni che attraversano oggi la filiera audiovisiva. Tra le novità di maggiore rilievo figura l’European Investment Hub (EIH), un programma che, per due giornate, trasformerà il MIA in uno spazio di confronto dedicato agli strumenti finanziari europei e internazionali, favorendo l’incontro tra imprese audiovisive, investitori e istituzioni. L’obiettivo è ampliare le possibilità di accesso a nuove risorse economiche, in un contesto in cui la sostenibilità dei progetti e la diversificazione delle fonti di finanziamento rappresentano questioni sempre più centrali. Particolare attenzione sarà riservata al capitale privato e agli strumenti di equity, fondamentali per completare le strutture finanziarie dei progetti e sostenere la competitività delle imprese. La riflessione si estenderà anche agli strumenti di mitigazione del rischio e di consolidamento dei piani finanziari, tra cui i fondi di garanzia, il cash flow e i completion bond, oltre alle nuove opportunità di investimento pubblico-privato. A emergere è anche una diversa concezione del rapporto tra brand e industria audiovisiva: non più soltanto soggetti interessati a operazioni di visibilità e promozione, ma potenziali partner finanziari, capaci di partecipare concretamente allo sviluppo e alla realizzazione dei contenuti. Un’ulteriore apertura riguarda il settore dei videogiochi, un’industria in forte espansione, caratterizzata da un pubblico giovane e da nuove possibilità di contaminazione tra linguaggi e modelli produttivi. L’attenzione si sposta così oltre i confini tradizionali del cinema e della serialità, riconoscendo il valore strategico delle proprietà intellettuali e delle narrazioni capaci di attraversare differenti piattaforme e forme di intrattenimento. In questo scenario, diversità, equità e inclusione (DE&I) si confermano temi trasversali, che interrogano tanto la rappresentazione quanto le opportunità di accesso e partecipazione all’industria. Tra le questioni destinate ad attraversare il dibattito del MIA figura inevitabilmente anche l’intelligenza artificiale, insieme alla necessità di definirne un quadro di regolamentazione. Il confronto non riguarda soltanto le implicazioni tecnologiche, ma investe più profondamente il futuro dei processi creativi e produttivi. A questo si affianca una riflessione sulla durata dei contenuti audiovisivi e sulle trasformazioni delle modalità di fruizione: quanto sta cambiando il rapporto del pubblico con il tempo della narrazione? E quali conseguenze può comportare la progressiva riduzione dei formati per l’intera filiera? Si tratta di interrogativi che, come emerso anche nel corso della conferenza stampa, interessano sempre più da vicino gli investitori e gli operatori del settore, aprendo alla possibilità di un progressivo spostamento verso nuovi formati e linguaggi.

Fonti

Cinetel / ANICA, Il cinema in sala nel 2024, relazione annuale: €493.977.853 di incassi e 69.709.089 presenze; quota italiana 24,6% degli incassi.

ANICA, Conferenza stampa Cinetel: i dati del cinema in sala nel 2025, 8 gennaio 2026: oltre €496,5 milioni di incassi e 68,36 milioni di presenze.

Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e Audiovisivo, I numeri del cinema 2024, pubblicazione 2025: lettura istituzionale dei risultati del cinema classificato nel 2024.

Cineuropa, “€496 milioni di incassi e 68 milioni di presenze nelle sale italiane”, 8 gennaio 2026: contesto e quota di mercato del cinema italiano nel 2025.

Il Sole 24 Ore, “Cinema, raddoppiano i film ma gli incassi medi crollano sotto i 500mila euro”, 6 settembre 2026: dati sulla frammentazione dell’offerta e sull’incasso medio per titolo.

Adnkronos, “Box office, estate da record: Spider-Man…”, 3 agosto 2026: indicazioni parziali sul box office 2026.

Avvertenza: i valori 2025 sono riportati come comunicati nelle fonti di settore; le percentuali e gli arrotondamenti possono differire lievemente tra comunicati e rielaborazioni giornalistiche.

 

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